India
"See God in every face"
Indipendentemente da dove sei partito, l’India la senti dritta nello stomaco appena ci arrivi. I cinque sensi sono stravolti da un black out fisiologico e non ti bastano più; il sesto comunque non tarda a manifestarsi con tua immensa gratitudine. Il subcontinente indiano è quasi un continente in termini geografici, ma molto di più spiritualmente. Concetti, pre-concetti e criteri dell’uomo occidentale non servono a molto, anzi diventano un fardello pesante di cui è meglio liberarsene alla svelta se si vuole entrare nella giusta sintonia. Ben presto ti accorgi che la tradizione religiosa qui sconfina nelle superstizioni e ogni azione è finalizzata ad uno scopo superiore, ognuno segue infatti una pratica rituale dettatagli da un bramino, gli appartenenti alla casta più alta. Tu osservi e cerchi, pensi, di capire, qualcuno se ne assume persino la presunzione, ma indù... si nasce. Varanasi, antica Benares, è la sublimazione di tutta questa diversità. I suoi abitanti non ci invidiano niente tranne la sfumatura della pelle, loro sono diversi da tutti quelli che hai già visto, in maniera perfino irritante; osservandoli sembrerebbero i guardiani di una verità ancestrale, di una via di salvezza a cui non ci è consentito accedere in quanto stranieri. I ragazzi di Varanasi non portano jeans firmati e le ragazze aspirano ad avere quanti più sari multicolore è possibile, non la minigonna. La presenza del Gange è misteriosa, ovunque avverti il suo fluire sulle facce della gente che in pellegrinaggio arriva dai villaggi più sperduti, per immergersi nelle sue acque e interrompere finalmente il ciclo delle reincarnazioni.
Considerando che il treno è sicuramente il mezzo di trasporto più affidabile, è quasi impossibile non ritrovarsi almeno per una notte in una delle maggiori metropoli indiane ad aspettare una coincidenza ferroviaria; sarebbe comunque un peccato visitare in maniera approssimativa città come Delhi, Mumbai, o Calcutta. Ognuna con le sue peculiarità, con il suo fascino talvolta nascosto dietro le prime impressioni quasi sempre sbagliate. E diventa esotico perdersi nel frenetico, polveroso frastuono di Old Delhi, avendo come unico riferimento il minareto della Jama Masjid e certamente facendo poco affidamento sulle indicazioni dei suoi abitanti. Oppure passeggiare sul lungomare di Mumbai all’alba quando “…la distinzione fra tenebra e luce non è ancora netta e per qualche momento l’uomo, se vuole, se sa fare attenzione, può intuire che tutto ciò che nella vita gli appare in contrasto, il buio e la luce, il falso e il vero, non sono che due aspetti della stessa cosa. Sono diversi ma non facilmente separabili, sono distinti, ma non sono due”. (T.Terzani,Un altro giro di giostra)
E poi che dire di Calcutta, considerata la capitale intellettuale del paese, con le sue numerose straordinarie librerie nelle cui vetrine si specchiano gli storpi e i lebbrosi.
I ricchi e i poveri, le etnie differenti, le diverse religioni, i riti, tutto si dissolve per lasciar posto al volto di Shiva che è il volto di Buddha, o al cuore in fiamme di un Cristo in compagnia di Ganesh, nello spazio di un adesivo.
L’India la si può solo percepire, il suo fascino ti sfugge fino a quando non si impossessa del tuo spirito, e quando te ne accorgi è letalmente troppo tardi… “Lei” non appartiene a nessuno; non è la mia India e non è la tua. Non è nemmeno quella degli Indiani, semplicemente perché l’India non esiste. Quella che ci appare è un’astrazione, un’idea; una e mille possibilità. Anything is possible.
(Latitudes Magazine, Stefano Barozzi)
Indipendentemente da dove sei partito, l’India la senti dritta nello stomaco appena ci arrivi. I cinque sensi sono stravolti da un black out fisiologico e non ti bastano più; il sesto comunque non tarda a manifestarsi con tua immensa gratitudine. Il subcontinente indiano è quasi un continente in termini geografici, ma molto di più spiritualmente. Concetti, pre-concetti e criteri dell’uomo occidentale non servono a molto, anzi diventano un fardello pesante di cui è meglio liberarsene alla svelta se si vuole entrare nella giusta sintonia. Ben presto ti accorgi che la tradizione religiosa qui sconfina nelle superstizioni e ogni azione è finalizzata ad uno scopo superiore, ognuno segue infatti una pratica rituale dettatagli da un bramino, gli appartenenti alla casta più alta. Tu osservi e cerchi, pensi, di capire, qualcuno se ne assume persino la presunzione, ma indù... si nasce. Varanasi, antica Benares, è la sublimazione di tutta questa diversità. I suoi abitanti non ci invidiano niente tranne la sfumatura della pelle, loro sono diversi da tutti quelli che hai già visto, in maniera perfino irritante; osservandoli sembrerebbero i guardiani di una verità ancestrale, di una via di salvezza a cui non ci è consentito accedere in quanto stranieri. I ragazzi di Varanasi non portano jeans firmati e le ragazze aspirano ad avere quanti più sari multicolore è possibile, non la minigonna. La presenza del Gange è misteriosa, ovunque avverti il suo fluire sulle facce della gente che in pellegrinaggio arriva dai villaggi più sperduti, per immergersi nelle sue acque e interrompere finalmente il ciclo delle reincarnazioni.
Considerando che il treno è sicuramente il mezzo di trasporto più affidabile, è quasi impossibile non ritrovarsi almeno per una notte in una delle maggiori metropoli indiane ad aspettare una coincidenza ferroviaria; sarebbe comunque un peccato visitare in maniera approssimativa città come Delhi, Mumbai, o Calcutta. Ognuna con le sue peculiarità, con il suo fascino talvolta nascosto dietro le prime impressioni quasi sempre sbagliate. E diventa esotico perdersi nel frenetico, polveroso frastuono di Old Delhi, avendo come unico riferimento il minareto della Jama Masjid e certamente facendo poco affidamento sulle indicazioni dei suoi abitanti. Oppure passeggiare sul lungomare di Mumbai all’alba quando “…la distinzione fra tenebra e luce non è ancora netta e per qualche momento l’uomo, se vuole, se sa fare attenzione, può intuire che tutto ciò che nella vita gli appare in contrasto, il buio e la luce, il falso e il vero, non sono che due aspetti della stessa cosa. Sono diversi ma non facilmente separabili, sono distinti, ma non sono due”. (T.Terzani,Un altro giro di giostra)
E poi che dire di Calcutta, considerata la capitale intellettuale del paese, con le sue numerose straordinarie librerie nelle cui vetrine si specchiano gli storpi e i lebbrosi.
I ricchi e i poveri, le etnie differenti, le diverse religioni, i riti, tutto si dissolve per lasciar posto al volto di Shiva che è il volto di Buddha, o al cuore in fiamme di un Cristo in compagnia di Ganesh, nello spazio di un adesivo.
L’India la si può solo percepire, il suo fascino ti sfugge fino a quando non si impossessa del tuo spirito, e quando te ne accorgi è letalmente troppo tardi… “Lei” non appartiene a nessuno; non è la mia India e non è la tua. Non è nemmeno quella degli Indiani, semplicemente perché l’India non esiste. Quella che ci appare è un’astrazione, un’idea; una e mille possibilità. Anything is possible.
(Latitudes Magazine, Stefano Barozzi)